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sabato
feb132010

LA MORTE

Da sempre segna la fine degli esseri viventi. Per gli umani essa assume significati diversi a seconda dei casi. Si giunge a considerarla come mezzo per santificare e creare eroi. Mai come in questi ultimi due giorni, però, l’uomo è riuscito a giocare con la morte come mai aveva fatto prima.

Un giovane ed affermato stilista si è suicidato perché incapace di sopportare stati depressivi. Un giovane operaio di Torino si è tolto la vita perché collocato in mobilità. Una affermata scienziata statunitense, dopo aver appreso che le era stata tolta la cattedra da precaria di cui era titolare, ha imbracciato un’arma ed ha ammazzato alcuni colleghi ritenendo di essere stata ingiustificatamente discriminata. In Canada si  è toccato il massimo del cinismo. Un giovane atleta si è schiantato contro un pilone d’acciaio ma, in nome dello spettacolo che ad ogni costo deve andare avanti, neanche i suoi compagni di squadra si sono fermati. Anzi, la commissione deputata al controllo ha certificato che la colpa è da attribuire ad un errore del defunto ventunenne georgiano con buona pace dei vivi.

La morte ci appartiene ma rispettiamola.

ENOEMIS

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